È arrivato il momento di dirlo: scusa Edin Dzeko

Si, Edin, è arrivato il momento. E’ arrivato il momento di dirlo pubblicamente. E’ arrivato il momento di urlarlo.
Edin Dzeko, ti chiedo scusa.

Perché l’ho detto (e pensato) un sacco di volte. “Che pippa“. L’ho pensato più di una volta anche lo scorso anno, anche se la scorsa stagione sei stato il capocannoniere della Serie A. L’ho iniziato a pensare due anni fa quando hai sbagliato quel gol contro il Palermo, quando Totti era stato mandato via da Spalletti, cacciato da Trigoria, da casa sua. Quando hai sbagliato quel gol l’ho pensato, e forse l’ha pensato pure tutto lo stadio.

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In una di quelle sere in cui la Roma ti fa uscire dalla grazia di Dio, sono arrivato a pensare che la colpa fosse delle mura di Trigoria. E’ evidente, devono avere qualcosa che stordisce i giocatori che vestono la maglia giallorossa, tipo la criptonite per Superman.

Eppure Edin, era tutto inziato alla grande. Era il 30 agosto, terzo anno di Garcia sulla panchina. Seconda giornata di campionato, subito scontro diretto. E, dopo una straordinaria punizione di Pjanc, arriva il tuo gol alla Juve, un gol di pura (stra)potenza fisica. Umiliando Chiellini e infilando in rete di testa quel campanile lanciato un po’ a casaccio da Iago Falque. Subito idolo della Curva, vittoria casalinga contro la Juve e nella mia testa è tutto pronto: “Quest’anno è fatta, è scudo“.

Va detto che per quasi tutta la prima stagione il tifoso della Roma ti ha sostenuto. Ricordo i cori “Dzekoooo, Dzeko….” anche se spesso non giocavi bene, eri nervoso e la Roma di Garcia non rendeva come avremmo voluto. Poi l’arrivo del “pelato”, il tridente leggero, una Roma spumeggiante che raggiungeva il terzo posto e sfiorava il secondo. E noi tutti a pensare: si può fare a meno di lui.

Invece di Dzeko non si può fare a meno. E lo abbiamo imparato nel corso della scorsa stagione. Quando segnavi gol su gol. Al Madrigal contro il Villarreal ne hai segnati tre dei quattro della Roma. Alla faccia di quello che alcuni definivano “Giocatore mai decisivo”. Ma nella testa di tutti è rimasto  solo il fatto che si è usciti contro il Lione il turno successivo, senza tuoi gol, come se quell’eliminazione fosse stata solo colpa tua. Non era così.

Quest’estate erano in tanti pronti a scommettere “contro” di te. Anche tanti romanisti. “Non potrà mai ripetere quello che ha fatto la scorsa stagione”. Con tutti i commentatori dei media sportivi del Nord a metterti alle spalle dei vari Higuain, dei nuovi acquisti del Milan Kalinic e Silva, anni luce dietro Dybala o Icardi.
Ma anche in questa stagione i numeri eccellenti: sette gol in sette partite in serie A. Senza rigori (no, quelli no, meglio se li continua a tirare Perotti, però). E in Champions League tre gol in tre partite, di cui due al Chelsea, da grande attaccante. Al volo, di sinistro, ed un’altro da bomber d’area di rigore, di testa su cross perfetto di Kolarov.

E poi a festeggiare sotto la curva dei tifosi della Roma a Stamford Bridge, con gli occhi spiritati, il viso in trance agonistica. Parevi romano. Parevi uno di noi. Per la prima volta ho visto i tuoi compagni aggrapparsi a te, guardarsi negli occhi e dirsi “abbiamo un grande bomber, abbiamo un leader. Ecco, lui è il nostro leader”.

Dicevano che non eri decisivo. Eppure hai segnato a 90 squadre. In Serie A hai fatto gol a Milan, Juventus, Inter, Napoli e alla Lazio.

Scusa Edin, su di te ho sbagliato. Probabilmente abbiamo sbagliato in molti. E ho reiterato il mio errore più di una volta. Da oggi sono convinto che ti sei preso un pezzo del cuore del tifo giallorosso e un pezzo della nostra storia. Da ieri sento paragoni illustri sul tuo conto, alcuni anche azzardati, ma da ieri sera, dalla bella sera di Stamford Bridge, è nata una nuova storia d’amore. Quella tra i romanisti e Dzeko. E tra Dzeko e la Roma.

(immagine di Copertina da www.asroma.com)

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